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Sunday, 01 July 2007

Conclusione

posted by: julemani at 22:31 | link | comments |
approfondimento

Saturday, 30 June 2007

Comunicato

gli ultimi aggiornamenti prima della scadenza del termine del 30 giugno saranno pubblicati nelle prossime ore: nuovi video, opinioni e l'ultima rassegna stampa vi aspettano.

posted by: julemani at 21:37 | link | comments |
documenti

Sul Tfr gli italiani non decidono   [0]
di Luigi Grassia

Oggi l'ultimo giorno per scegliere la destinazione, prevale la diffidenza verso i fondi


Oggi è l’ultimo giorno utile per scegliere la destinazione del Tfr (cioè la liquidazione) di 13 milioni di dipendenti del settore privato. I giochi sono praticamente fatti ma ancora non ci sono i numeri, perché la Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, farà i conti solo la settimana prossima. Per azzardare una previsione si può fare affidamento su due rilevazioni recentissime, una della Gidp/Hrda (Associazione direttori risorse umane-Gruppo direttori del personale) e una di Assogestioni-Eurisko.

I direttori del personale (di imprese di varie dimensioni, dalle piccolissime a quelle oltre i mille dipendenti) fanno sapere che le scelte vanno a rilento: una decina di giorni solo il 30,30% dei lavoratori aveva consegnato in azienda il modulo compilato con la scelta, mentre il 69,70% mancava all’appello. Solo un «rush» nell’ultima decade potrebbe aver cambiato il quadro. E fra coloro che hanno espresso il parere c’è quasi perfetta parità fra il 49,14% che ha deciso di conferire il Tfr alla previdenza complementare e il 50,86% che lo vuol lasciare in azienda. Queste preferenze vanno ulteriormente specificate: chi ha preferito i fondi nell’84,67% dei casi ha optato per un fondo chiuso e solo nel 15,33% per uno aperto. Il ministro del Lavoro Damiano punta a un 40% di adesioni alla previdenza complementare: ci si arriverà? Secondo un monitoraggio di Assogestioni-Eurisko, a metà giugno solo il 28% dei lavoratori voleva aderire a un fondo pensione, mentre il 63% non ne voleva sapere e il 9% era indeciso.

Se la platea dei lavoratori è perlopiù diffidente nei confronti della previdenza complementare, c’è però una norma che potrebbe alterare ogni calcolo; esiste infatti la regola del silenzio/assenso, in base alla quale se entro oggi il dipendente non farà conoscere la sua decisione, si darà per scontata la sua volontà di destinare il Tfr ai fondi pensione complementari; il denaro finirà allora al fondo individuato dalla contrattazione aziendale, se esiste, o in sua assenza al Fondinps, forma residuale creata presso l’Inps. Al riguardo c’è da notare almeno un paio di cose: la prima è che in quest’ultimo caso, cioè in assenza di una scelta esplicita, il lavoratore non beneficerà del contributo del datore di lavoro (in genere attorno all’1% dello stipendio lordo); la seconda è che l’inerzia del dipendente va a gonfiare il totale di coloro che fanno confluire il Tfr nei fondi. Un dubbio: non finirà per caso che molti lavoratori crederanno, non scegliendo niente, di lasciare il Tfr in azienda, e invece con il loro silenzio si troveranno ad aderire alla previdenza complementare senza averlo voluto? «Se questo avvenisse» risponde al telefono Elsa Fornero, del Nucleo di valutazione delle spesa previdenziale, «non sarebbe un buon segno: vorrebbe dire che una campagna di informazione durata mesi è stata fatta molto male». Giuliano Cazzola (del Centro studi Marco Biagi) ritiene che «un 40% di lavoratori sindacalizzati sceglierà i fondi collettivi, mentre lo farà solo un 15% degli altri»; ma sul peso che avrà il silenzio/assenso non si pronuncia.
(tratto da La Stampa)

posted by: julemani at 21:34 | link | comments |
approfondimento, opinioni

Rassegna stampa di oggi  [0]

Fondi & Gestioni: la difficoltà di prendere decisioni a lungo termine - la Repubblica

Un business da 15 miliardi l’anno. Ma solo il 30% ha scelto i fondi - Il Tempo

Tfr, previdenza complementare, ultime ore per effettuare la scelta - RaiNews24

Conto alla rovescia per il Tfr - Il Meridiano

Tfr, resta un giorno per decidere. Scelta preferita: l'azienda - ASCA

Tfr: solo a settembre si saprà come è andata davvero - Il Velino

posted by: julemani at 21:32 | link | comments |
rassegna stampa

Friday, 29 June 2007

Tfr? Tenetevelo stretto, parola di Beppe Scienza   [-1]
di Antonio Longo *

Entro il 30 giugno milioni di lavoratori italiani dovranno scegliere la destinazione del Tfr. Per una scelta consapevole è in libreria in questi giorni il libro di Beppe Scienza "La Pensione tradita".
 
A volte si ottiene di più stando fermi che puntando alle novità, anche se descritte come allettanti. Questo il messaggio chiarissimo contenuto nel libro di Beppe Scienza, dedicato al Tfr e titolato significativamente "La Pensione tradita". Scienza non è nuovo ad analisi e previsioni che vanno controcorrente e si è attirato spesso, nella sua lunga attività di consulente e saggista in materia bancaria e finanziaria, le antipatie dei giornalisti economici e dei dirigenti dei settori sottoposti alle sue spietate critiche. Ma nessuno mai lo ha querelato e di questo giustamente si fa vanto, perché significa che nelle sue analisi c'erano soltanto numeri veri, dati di fatto, interpretazioni basate sull'incontrovertibile e non su fantasie o partigianerie.

Il volume, di poco più di 200 pagine (Fazi Editore), nonostante tratti materie non facili come i rendimenti previdenziali, i fondi di investimenti, la previdenza integrativa, si legge tutto d'un fiato e fornisce le informazioni utili per chi, entro il 30 giugno, deve fare la scelta della sua vita: aderire ai fondi pensione o tenersi il Tfr. La sintesi del suo pensiero l'autore la esprime ricorrendo, già nelle primissime pagine, all'affermazione di un giornalista di Famiglia cristiana, Giuseppe Altamore:"Prendetevi tutto il tempo che occorre, firmando intanto per mantenere il Tfr tale e quale".

Chi conosce Beppe Scienza da tempo, sa bene il suo forte scetticismo di fronte a quella che chiama "l'industria del risparmio gestito". In questa "gestione, secondo Scienza ci guadagnano tanti, l'intermediazione mobiliare (SIM), le società di gestione del risparmio (SGR), ma anche le assicurazioni e le banche. Chi ci guadagna poco, anzi spesso ci perde, è il cittadino risparmiatore. A supporto delle sue tesi, Scienza espone argomentazioni stringenti che si misurano con le analisi di giornalisti di grido del Sole 24 Ore e di altre redazioni economiche, o con le previsioni di economisti come Tito Boeri e il gruppo di collaboratori dell'ormai famosa newsletter on line "La Voce".

E le sue sferzanti e a volte irridenti critiche ("...a differenza dei comuni mortali, Tito Boeri come Dio conosce il futuro"), colgono nel segno generando nel lettore, a fine libro, un forte dubbio su tutta questa operazione del Tfr. Un altro Beppe famoso, di cognome Grillo, del saggio di Scienza dice:"La lezione di questo libro è straordinaria, rimanete dove siete, ogni piccolo movimento può essere usato contro di voi!". E chi spenderà i 9,90 € di costo del libro, verrà ampiamente ricompensato dalle informazioni che certamente lo arricchiranno, facendogli forse guadagnare in prospettiva centinaia o migliaia di € sul suo Tfr.

(* l'autore è direttore di Help Consumatori)

 

Avvertenza: questa segnalazione non ci vede in alcun modo legati alla Fazi Editore, alla quale va esclusivamente il nostro plauso per la qualità dei prodotti distribuiti, né rappresenta una qualsiasi forma di informazione pubblicitaria.

posted by: julemani at 01:44 | link | comments |
edicola e libreria

La politica imprevidente: Tfr e pensioni, il prezzo delle non scelte   [-1]
di Francesco Giavazzi

Oggi è l’ultimo giorno utile per decidere che fare del proprio Tfr. È una scelta che riguarda tutti i lavoratori dipendenti, con la sola eccezione degli impiegati pubblici. Milioni di lavoratori (l’associazione dei direttori del personale stima fino al 70%) non hanno ancora scelto. Se non lo faranno oggi subiranno le regole del silenzio-assenso che sono fortemente punitive (per informarsi si legga «Non è d’oro il silenzio sul Tfr»).


Il Tfr rappresenta il 6,91% della retribuzione annua. A questo va aggiunto un contributo addizionale a carico dell’azienda, circa l’1% dello stipendio al lordo delle imposte (ma dal quale potrebbe essere escluso chi non sceglie oggi).
Mi sarei aspettato che in queste settimane il governo lanciasse una campagna di informazione per spiegare ai lavoratori l’importanza di questa scelta e i rischi del non scegliere. Che approfittasse di questa scadenza per spiegare ai giovani che fra trenta, quarant’anni quando andranno in pensione, l’Inps non esisterà più e la loro vecchiaia dipenderà da quanto avranno risparmiato e da come avranno investito i loro risparmi. Che accettasse la sfida del Governatore della Banca d’Italia e riducesse, anche di poco, i contributi obbligatori, consentendoci di investire direttamente una parte del risparmio che oggi dobbiamo obbligatoriamente affidare all’Inps. Che avesse il coraggio di mettere in discussione alcune delle scelte di previdenza integrativa del precedente governo.

Perché ad un lavoratore non deve essere consentito di riscattare il 100% del capitale maturato al momento del pensionamento e farne ciò che vuole? Perché se un lavoratore decide di investire il suo Tfr in un fondo non previsto dagli accordi sindacali perde il diritto al contributo addizionale a carico dell’azienda? Perché se è scontento dei rendimenti offerti dal suo fondo di categoria deve aspettare due anni prima di poter trasferire i propri risparmi altrove? Forse perché la gran parte dei fondi negoziali sono co-gestiti dai sindacati? Al tavolo intorno al quale nei giorni scorsi si è discusso di riforme delle pensioni si è svolto un balletto vecchio di almeno vent’anni.

Come sempre, il governo ha invitato solo i sindacati. Ma che cosa sperava di ottenere dalla trattativa con una controparte i cui iscritti sono perlopiù lavoratori già in pensione o prossimi alla pensione? Un governo lungimirante avrebbe invitato a quel tavolo rappresentanze di giovani. L’altro ieri Walter Veltroni ha citato Vittorio Foa: «La destra è figlia legittima degli interessi egoistici dell’oggi; la sinistra degli interessi di coloro che non sono ancora nati». Forse la sinistra che sogna Veltroni, certo non quella rappresentata in questo governo.

Prodi ha già deciso di accettare la richiesta dei sindacati: la legge Maroni verrà cancellata e dal prossimo anno si potrà continuare ad andare in pensione prima dei 60 anni. «Non si può mica rischiare uno sciopero generale!» (si osservi: contro una legge già in vigore, non contro una proposta previdenziale thatcheriana). La realtà è che quello sciopero avrebbe la stessa legittimazione dei blocchi stradali attuati dai tassisti contro il decreto Bersani: basterebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini quali privilegi si vogliono proteggere con quello sciopero.

Nel Dpef il ministro dell’Economia ha scritto che qualsiasi sarà l’accordo non dovrà pesare sui conti pubblici dei prossimi due-tre anni: dovrà essere compensato da altre modifiche nelle regole previdenziali. Non si rende conto che non si tratta di una questione solo contabile, che silenzi e reticenze sul Tfr e il passo indietro sull’età di pensione continuano a dare ai cittadini la sensazione di una politica che non sa dare prospettive. non si pronuncia.
(tratto da Corriere della Sera )

posted by: julemani at 01:42 | link | comments |
approfondimento, opinioni

La pensione tradita: un commento indipendente   [-1]
di Alessandro Pedone

A poche settimane dal termine per la scelta sul Tfr (30 Giugno) il prof. Beppe Scienza, autore – fra l'altro - di uno dei libri di maggiore successo sugli investimenti finanziari (Il Risparmio Tradito, Edizioni Libreria Cortina - Torino) torna in libreria con un testo nel quale stronca i fondi pensione.


Dico subito che ammiro il prof. Scienza per la schiettezza con la quale sostiene le sue tesi che, nella grande maggioranza dei casi, condivido.
In questo specifico caso, condivido circa l'80% delle cose che scrive nel libro (la cui lettura, oltre che istruttiva è anche gradevole, come per le altre sue opere) ma credo che in qualche caso abbia commesso lo stesso errore che fanno i venditori di prodotti di risparmio gestito. In qualche circostanza ha un po' torturato i numeri per fagli dire quello che gli interessava.
La tesi di fondo del libro, sfrondata dalle considerazioni più specifiche, è senza dubbio condivisibile: attenzione, dice il prof. Scienza, lasciando il Tfr per i fondi pensione si lascia un investimento (forzoso, ma pur sempre un investimento) che ha regole certe e costi zero per un investimento i cui esiti sono incerti e i costi nient'affatto trascurabili. Verissimo.
Attenzione, le aziende che gestiranno questi soldi, fino ad oggi hanno fornito pessime prove di "abilità" (almeno nel senso di far fruttare –per gli investitori– il denaro, hanno ottime abilità sul fronte opposto). Verissimo.
Attenzione, la scelta di lasciare il Tfr in azienda è reversibile, quella di metterla nei fondi pensione no. Verissimo
Attenzione, non è affatto vero che i mercati finanziari offrono sempre rendimenti più elevati del Tfr. Verissimo.
Attenzione, le norme – soprattutto sul piano fiscale- che oggi incentivano i fondi pensione possono cambiare in futuro. Verissimo anche questo.

Insomma, moltissime delle argomentazioni del prof. Scienza sono condivisibili. La tesi che invece non convince è quella della sostanziale irrilevanza dei benefici fiscali e del così detto contributo datoriale (termine orribile, come evidenzia il Professore).
E' vero che queste agevolazioni possono essere riviste dai futuri governi, ma è vero anche che allo stato attuale implicano vantaggi, a mio modesto giudizio, niente affatto trascurabili.

Per "smontare" i vantaggi dell'attuale struttura fiscale dei fondi pensione, il prof. Scienza fa una tabella nella quale dimostrerebbe che in 40 anni, la tassazione agevolata inciderebbe solo per lo 0,5% all'anno. Questi calcoli sono stati fatti ipotizzando che nei 40 anni il reddito del lavoratore in termini reali resti immutato. Crediamo che sia una ipotesi piuttosto irrealistica. Oggi, nell'esperienza comune, è molto difficile che uno che entra nel mondo del lavoro per la prima volta prenda lo stesso stipendio di qualcuno che c'è già da 40 anni. Mi sembra un classico esempio di "tortura" dei numeri per fagli dire quello che più ci fa comodo.
Analizzando la questione in modo più specifico e con casi più reali dobbiamo dire che le agevolazioni fiscali ci sono e sono anche consistenti, ma che non sono una buona ragione –da sola- per sottoscrivere i fondi pensione perché –come tutto il resto– le agevolazioni fiscali non sono affatto certe e possono essere modificate in qualsiasi momento.
Un discorso simile deve essere fatto per i contributi che versa il datore di lavoro.
Anche qui, il peso di questi contributi dipende molto dal contratto e dalla specifica situazione del lavoratore (quanto manca per andare in pensione? Quanto Tfr deve versare?). Dire che, genericamente, sono irrilevanti (salvo per i casi dei dipendenti di Alitalia per i quali il contributo è del 7%) è un'affermazione –a mio modesto giudizio– un po' troppo semplicistica.
E' vero che una pessima gestione dei fondi pensioni può vanificare l'effetto di questo contributo, ma è anche vero che in condizioni "normali" di mercato (condizioni cioé nelle quali il fondo ha un rendimento pari alla media del mercato meno i costi intorno all'1% all'anno) questo contributo aggiuntivo ha maggiori probabilità di tradursi in un vantaggio rispetto a quelle di essere vanificato dall'andamento negativo dei mercati (parliamo di probabilità, non di certezze!).

Prendiamo il caso di un lavoratore che può versare al suo fondo di categoria il Tfr nella misura del 2% della retribuzione (tutto il Tfr è pari al 6,9%), se versa un contributo volontario pari al 1,3% riceve dall'azienda un ulteriore contributo pari al 1,9% (quasi il 100% del Tfr versato al fondo). Come si fa a dire che in un caso del genere il contributo datoriale è irrilevante?
Questi sono casi abbastanza comuni, non si parla del fondo pensione Alitalia...
Insomma, è ovvio che la scelta fra Tfr e fondi pensione è una scelta fra "certo" per "incerto" (uso questi termini non in senso stretto, neppure il Tfr ha un rendimento reale certo).
Questa scelta deve essere fatta in maniera molto consapevole.

Mi ricordo, ai tempi dell'OPS per i bond argentini che il prof. Scienza, correttamente sul piano tecnico-finanziario, sosteneva che bisognava aderire all'OPS della Repubblica Argentina. Su questo sito, noi, per una questione più "politica" (nel senso lato di questa parola) facevamo un discorso più articolato: usavamo la metafora del dilemma del prigioniero (tratta dalla teoria dei giochi che il prof. Scienza può certamente insegnarci) per sostenere che la scelta ottimale sul piano individuale può non essere la scelta ottimale per la collettività. Volevamo dire che sebbene sul piano tecnico scambiare i bond era la scelta più logica, sul piano più generale se l'OPS fosse fallita tutti ne avrebbero tratto un vantaggio perché –come si è dimostrato successivamente– il Governo argentino aveva le condizioni economiche per formulare un'offerta migliore.
Perché ricordiamo questo episodio?
Perché dalla lettura del suo ultimo libro, traggo l'impressione –probabilmente errata- che più che un'analisi puntuale dei vantaggi/svantaggi dell'adesione ai fondi pensione il prof. Scienza miri a contribuire al fallimento del sistema stesso dei fondi pensione perché ritiene che, nel complesso, è un sistema –al di là dei casi specifici– che porta più danni che vantaggi ai lavoratori.

Anche a noi questo sistema non piace affatto. Avremmo preferito, di gran lunga, l'introduzione dei conti individuali pensionistici. Ovvero una sorta di deposito titoli individuale destinato al risparmio previdenziale per il quale vigono le stesse norme (fiscali e civili) dei fondi pensione, con la sola differenza che le scelte vengono fatte direttamente dal lavoratore.
Il problema è che i politici (e di più i sindacalisti) credono che i lavoratori siano una massa di mentecatti che non sono in grado di gestire al meglio i loro soldi. Dal loro punto di vista, poi, questo sistema ha un grande difetto: ci guadagnano troppo poco tutti (sindacalisti e banche).
Quando tutto questo "bailame" sul Tfr sarà finito, speriamo di poter avviare –anche con il contributo del prof. Scienza- una battaglia per l'introduzione in Italia dei conti pensionistici individuali.

posted by: julemani at 01:13 | link | comments |
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